Verso il Duemila tra confusione e qualche sogno
L'anno se nè andato, anno di grandi
transiti morali e umani, caduta di ideologie, spostamenti di popoli, specialmente qui nel bacino del Mediterraneo, mare concavo,
affollato sulle sue rive. Della convessità e carattere limitato di questo mare, me ne parlavano, con divertito stupore,
gli scrittori caraibici, in un incontro di due anni or sono. "Da noi mi dicevano , "le culture si disperdono
nella vastità degli oceani, da voi sono destinate a cozzare", lo dicevo a confrontarsi a studiarsi (poiché
è solo di ciò che non si sa che si ha paura) e loro scuotevano il capo. Comunque lanno se nè
andato e verrebbe voglia di gettarsi a capofitto nel nuovo. Ma è possibile? Un poeta ligure, uno che cercava se stesso
nelle cose proprio sulle rive salmastre, aveva visto compirsi Il miracolo, il nulla alle sue spalle nellaria di vetro, spinto
da questa necessità del nuovo. Ma tutto torna e le cose alle sue spalle si riaccamparono. Un filosofo, molto letto nei
tempi della mia giovinezza e caposcuola delle ondate esistenziali, concluse la sua esplorazione del mondo e del tempo, invitando
alla disinvoltura. "Glissez mortels, nappuyez pas (Scivolate, mortali, non insistete!). Ma il tempo pare ondeggiare.
Qualcosa di nuovo sembra sorgere nellEuropa occidentale e nel contempo una Russia, mutilata, torna sulle ceneri dellimpero
sovietico. Stiamo attenti a ciò che accade. Nel frattempo si muovono e percorrono lo nostre strade i popoli della notte
e della fame. Anche il millennio si avvicina alla sua fine, Latmosfera è di confusione, vagamente di sogno. E la
scienza progredisce. Occorre guardare con giustezza; con occhi lucidi, ciò che si vede. La storicità è il
nodo del passato con lavvenire. Bando agli energumeni del nuovo e ai vacui restauratori dellantico.
Il Secolo XIX, Dicembre1999
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