Commento a Le parole la notte
I
l vento, uno scarto di luce che annuncia la fine del
giorno e la notte che avvolge ogni cosa nel suo morbido
abbraccio; è questo l'incipit, fedele in parte
al titolo, dell'ultimo romanzo di Biamonti. Si tratta
di un paesaggio familiare, rivisto attraverso la memoria
da un letto d'ospedale per far trascorrere il tempo
o più probabilmente per conciliare il sonno.
Poi "Vi saluto, amici"
e quella notte immaginata si riempie di due
parole che costituiscono il preludio a quella "conversazione
sospesa sull'abisso"
che è il romanzo. Non meraviglia che
la vicenda si dipani dalla corsia di un ospedale, perché
il mondo che Biamonti descrive, e non solo quello dell'entroterra
ligure ma tutto il mondo occidentale, è irrimediabilmente
malato. Non a caso alla fragilità e alla vulnerabilità
di cui è metafora l'ospedale Biamonti, in un
altro passo dell'opera, contrappone la forza dell'ulivo,
simbolo del passato, di un mondo contadino in via d'estinzione.
Il protagonista, che come sapremo in seguito, si chiama
Leonardo, firma una dichiarazione con cui solleva da
ogni responsabilità i medici e, raccolte le sue
poche cose, esce dall'ospedale.
Tra gli alberi del pepe
"che avevano radici leggere"
e i cui "rami
prendevano la forma della brezza"
aspetta il taxi che lo avrebbe ricondotto a
casa, ad Argela, un paese costituito da poche costruzioni
schierate al sole come un povero bucato. A casa rimane
poco tempo e dopo aver ricavato dal sorbo un bastone
cui appoggiarsi, perché la gamba, ferita da un
colpo di fucile - era questo il motivo della sua degenza
in ospedale - non si era ancora ristabilita, scende
attraverso un sentiero in direzione di un bar aperto
da poco là dove in passato vi era Vairara. Qui
incontra il professore che s'informa sulle sue condizioni
di salute e gli parla dei nuovi abitanti di quel lembo
di terra che sembra salpare verso il tramonto e che
ora porta il nome di Case ad occidente. I nuovi arrivati
sono di nazionalità diversa (Olandesi, Tedeschi,
Danesi ed Arabi) il professore e la moglie, invece,
vengono dalla Francia.
C'è, quindi,
una considerazione sulla Francia che sembra viva ma
che, al pari dell'Italia, è irrimediabilmente
morta; e su queste riflessioni del professore cala una
sorta di sera eterna "aperta
da una vampa diafana dietro l'Estoril"
. Successivamente il professore invita Leonardo
a casa sua dove gli presenta la moglie Veronique "severa
l'armonia del suo corpo"
e "nel volto un'impenetrabile
compostezza"
, Veronique, intorno alla quale ruoteranno tutti
i personaggi in cerca di una promessa di felicità
e di un po' di consolazione, è inquieta ed in
apparenza desiderosa di vivere, anche se stava seduta
e le gambe e le mani erano ferme anzi "ferma
e silenziosa era la sua bellezza"
da cui si staccavano chiarori come dal cielo.
Con la promessa di rivedersi e di trascorrere una serata
insieme si salutano. Leonardo torna a casa mentre "a
Nord la montagna smussata, curva come una schiena stanca,
mandava lampi grigi"
. Giunto a casa tira fuori e tiene a portata
di mano un vecchio fucile da caccia ed alcune cartucce.
Francesco
Improta |