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PAESAGGIO LIGURE Q5 - 50 x 70, olio su masonite
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PAESAGGIO LIGURE Q6 - 50 x 60, olio su masonite
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JOFFRE TRUZZI
A Truzzi mi lega un lungo rapporto consolidato dalla comune amicizia con Morlotti. Ricordo di
lui un vagabondare alla ricerca delle luci dei costoni, delle dolcezze di unaspra terra, fatte di cielo, di tramonti rosati,
di silenzi nascosti nelle vegetazioni. La sua pennellata è istintiva e nel contempo guidata da un sentimento virgiliano
della vita (Truzzi è di Mantova), con qualche collera da animo offeso.
Truzzi sa ciò che gli è necessario. Quante volte Ennio ed io
lo abbiamo sentito mormorare qualche brano delle Bucoliche: luomo che abbandona i campi, luomo dellesilio, che
aspira a tornare al suo regno. Forma delegia che in pittura si è sovente tradotta in soffi leggeri, in brezze che
animano le cose: crinali toccati dalla grazia, casette raccolte nel favore del verde, rocce alonate di azzurro e di polvere.
Era un uomo sempre disponibile al lavoro e alla vita, sempre pronto a partire,
verso una tomba, un rudere, un fiore. Poteva anche essere insopportabile, litigioso in superficie. Ma a Morlotti e a me strappava
sempre il sorriso, perché ne conoscevamo la malinconia fondamentale.
Ora non riesco ad immaginarlo vecchio: è rimasto comera,
con qualcosa di più gracile, di più poetico nei suoi quadri: gli stessi paesaggi dallora, ma come sospesi
nel vuoto, con dolcezze più apparenti e toccate dalla vertigine. Linevitabile manto della malinconia sè
istoriato di scene gioiose, di azzurri aggrediti dallombra, di viola vibranti, di dorati che vanno verso il caos o la pace
materica. Possibile che la vita nella sua erosione sia sempre eguale?
(aprile 1996)
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