Aveva gli occhi color degli ulivi
Francesco aveva gli occhi color degli ulivi; ma guardandovi
dentro vedevi azzurri spazi di mare. «Tu nuoti?» mi chiese un giorno,
«e dove?» «Agli scogli», risposi. Abbassò allora
lo sguardo e stette un attimo in silenzio; poi aggiunse: «una volta vengo
a trovarti, perché mi piace nuotare, e poi i medici mi hanno detto che
fa bene». Il male non lo aveva ancora definitivamente aggredito.
Non lo vedevo spesso; ma neppure troppo di rado, come in passato. Il primo incontro
con lui lo ebbi una quindicina di anni fa; era il Marzo del 1987; a Bordighera
si teneva un convegno commemorativo di mio zio Carlo Betocchi, a circa un anno
dalla sua scomparsa: cerano molti nomi importanti nel campo della critica
letteraria e della poesia, primo fra tutti Giorgio Caproni, che di Betocchi
fu grande amico. Come sempre accade in queste occasioni, i convenuti chiacchieravano
a capannelli fra loro, prima dellinizio delle relazioni. Il luogo era
suggestivo: la Biblioteca Civica Internazionale, quelledificio bello in
pietra grigia situato in via Romana, proprio accanto a quelle luci
che un tempo accoglievano i volumi della Piccola Libreria di Maria Pia Pazielli.
Sopra lingresso, sul terrazzino a semicerchio, cominciavano a spuntare
dal tronco nodoso di un glicine i primi fiori che presto sarebbero diventati
dolcissimi grappoli dal tenue colore di lillà. Io ero con Silvia, la
figlia di Carlo che aveva una grande familiarità con tutti i relatori,
ai quali mi presentava di volta in volta poiché personalmente non ne
conoscevo uno. Ad un tratto, guardando dentro la finestra aperta della Segreteria
della Biblioteca, vidi un uomo solo, in silenzio, chinato a leggere qualcosa
sul tavolo; riconobbi subito Francesco Biamonti che non avevo mai conosciuto
personalmente, pur sapendo bene chi fosse.
Langelo di Avrigue era uscito da tre o quattro anni; lasciai
dimpulso coloro con i quali mintrattenevo fuori, ed entrai deciso
in Biblioteca; arrivai alle spalle di Francesco quasi in punta di piedi perché
lo vedevo molto assorto nella lettura. Quando gli fui accanto vidi che aveva
sotto gli occhi quel delizioso libretto dalla sovracopertina rosso cupo e dal
titolo Cuore di Primavera: una raccolta di prose varie di Betocchi.
Il libretto era lì, portatovi credo - da Silvia, per essere esposto
insieme alle altre prime edizioni del poeta. Francesco aveva casualmente aperto
sul primo capitolo del racconto Ritirata dellesercito. Quando
si avvide della mia presenza, non distolse la sua attenzione dalla pagina, ma,
dopo aver letto in silenzio ancora qualche parola, continuò a voce alta
NellOttobre, come si era, la sera volgeva quasi sempre serena e
dolce: sulla piazza dilatata il cielo si abbassava indolente riempiendola fino
allorlo dei tetti con la sua grande e deserta pace
Qui Francesco si fermò; stette qualche attimo in silenzio guardando davanti
a sé ben oltre la parete della stanza; poi, riguardandomi, volse gli
occhi ad un sorriso e, senza una parola, mi porse la mano. Così, da quel
giorno, mi sembrò che la mente e il cuore di Francesco mi si fossero
dischiusi nella loro vera luce; a me che fino ad allora avevo considerato Biamonti
un personaggio inaccessibile e, comunque, assai lontano dal mondo poetico di
Carlo Betocchi, lunico che a quel tempo mi fosse abbastanza familiare.
Intuii che, da quegli occhi color degli ulivi ma profondi come il mare, filtrava
unumanità aperta e sincera che rendeva lindividuo umile e
attento ad ogni degna manifestazione della parola, qualunque ne fosse la fonte.
Non ho mai cambiato idea su Francesco; e ora, che non è più, mi
è sempre più caro ricordarlo, leggendolo o parlando di lui con
gli amici, in questo modo, nella rievocazione di quel nostro primo sommesso
incontro, nellodore dei libri e nel colore del glicine incipiente.
LUIGI BETOCCHI
da
LA
GAZZETTA DI SAN BIAGIO
ottobre 2002
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