Gabbiani intonacati d'aria
Cè un debito che ci vincola a Biamonti, alla sua scrittura: una
lezione profonda di rigore e purezza, unascesi e una estetica della rinuncia
che si presenta come fondamentalmente inattuale ma nel senso che a questo
termine dà Nietzsche. Moderno, moderno nellepoca del post-moderno,
Biamonti ha praticato una letteratura senza concessioni alle mode, scrivendo
tra le più belle storie del secondo Novecento italiano, in linea con
altri maestri, come Silvio DArzo. Appartato, solitario: amo solo
chi vive nascosto, si è affacciato alla notorietà non con
timidezza sarebbe un grossolano errore il crederlo : con chiara
e sicura coscienza dei propri mezzi, come solo un grande maestro si può
permettere. Ma, anche, con un estremo, antico pudore; ed è questa forse
la cifra che meglio contraddistingue la sua scrittura. Tra tutte le immagini,
tra domande e risposte, tra le battute dei dialoghi, non solo la cosciente pratica
di una letteratura misurata e parca, non solo ladozione di
uno stile semplice come unica possibile onestà, ma anche questo pudore,
che ha il suo pendant retorico nellellissi, e che determina unattitudine
correttoria tutta in levare.
***
Nellultimo, bellissimo libro, Le parole la notte (sparisce anche la virgola
in questo titolo, come se avesse potuto introdurre uneccessiva enfasi),
è lentissimo e faticoso il processo con cui il protagonista e Corbières
passano dal Lei al Tu. Questo scambio di pronomi, metafora anche, a suo modo,
della lettura, del rapporto tra autore e lettore, che così bene si rispecchia
nella terza persona grammaticale, unica possibile voce per Biamonti insieme
di grado zero, insieme radura, ma che può dare ricetto allalterità;
unica che sola possa dar conto, con ritegno, della nostra condizione assoluta
di ostaggi è la voce di chi si accosta al lettore dandogli del
Lei, persuaso che rivolgersi la parola è già un atto di inconsapevole,
irrimediabile violenza, rivolgere lo sguardo verso laltro al contrario
un atto di pietas affettuosa; la stessa voce educata che si poteva ritrovare
per chi Biamonti lha conosciuto nella sua cortesia e gentilezza,
nella sua pazienza.
***
Ecco allora che, anche e nonostante le reiterate richieste
dello scrittore di non guardare alle sue vicissitudini biografiche, la scrittura
e la vita fanno corpo unico, si continuano, e si continuano poi nella fondamentale
proposta di impoliticità che è insita nellanalisi della
realtà che dai libri di Biamonti traspare. Impolitico in quanto attento
alla nuda vita là dove non può ancora dirsi politica, lo sguardo
di Biamonti, impolitico coltivatore di mimose, veglia su ciò che senza
appartenervi fonda la politica: lo sguardo di Biamonti veglia cioè sullo
sguardo stesso, sugli stessi occhi, ed è dunque politico al sommo grado,
come un bellissimo articolo di Enrico Fenzi ha illustrato perfettamente. Così,
il romanzo-paesaggio di quelluomo schivo, che non cedeva alla seduzione
narcisistica di dire di sé per timore di troppo strillare, di perdere
il pudore, è lorgano stesso di una scrittura che nella sua paziente
apprensione allaltro, lo lascia parlare, lascia parlare il mondo: Se
tu gridi, il mondo tace, e La terra, quando la maschera delluomo
le si mette sul volto, ha gli occhi squarciati. Il poema, il libro come
una stretta di mano, nella bella e ormai persino trita immagine di Paul Celan,
ma anche il libro, lo sguardo che si posa sul paesaggio e il paesaggio che si
dà, evento in quanto assolutamente altro, e in quanto tale soffio, vento
di morte. In fondo non esiste la natura, la natura avviene (Intorno agli
olivi palpita lorigine), e in questo suo porgersi alluomo
nuda, non differisce da una rovina: rovina il paese, rovina il paesaggio, perché
si offrono, ma già privi di una funzionalità, come altro non inattingibile,
frammenti che restano tali, perché nessuno li può completare.
Vè dunque una sofferenza primigenia insita nel guardare: scaturisce
dallirreale intatto nel reale devastato. Sofferenza, assoluta
pazienza di chi guarda, di chi è guardato, pazienza che richiede amici,
amici per affrontare il cammino. Pudore, amicizia, pazienza e severità,
dunque: Si deve tornare senza posa allerosione. Il dolore contro
la perfezione.
***
Tutte qualità che solo un elemento possiede: laria. Quella stessa
aria che Biamonti nei suoi libri non ha mai scordato, che leviga le sue pagine
come pietre di mare, che ci richiama ai dati ineluttabili del vivere, che ci
fa comunità: Veniva scuro, tornavano i gabbiani dalle rumentiere.
Intonacati daria andavano al mare ancora marmoreo come a un letto di pace.
Questo esige la lettura dei suoi libri, questo debito damicizia di fronte
al mare e di fronte alla morte, ai gabbiani che lannunciano, questa necessità
di comunità, la comunità di coloro tutti noi, come lui
che non hanno riparo né voce per questo parlano, per questo
scrivono.
GIANLUCA PICCONI
da LA
GAZZETTA DI SAN BIAGIO
ottobre 2002
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