Per un ricordo di Francesco Biamonti
Francesco Biamonti, sguardo affamato, vigile e azzurro, sotto il blu scuro di un berretto bretone, staccava
fiori con delicata crudezza e colmava bagagliai di mimose, lavande e gioia.
Si andava a Soldano per ravioli di borragine con burro e timo, a Pigna per capra e fagioli: a tavola l'aglio era Cèzanne,
Dio e forse anch'io. Si andava poi lontanissimo... a Bordighera, dove sotto l'allegria di un piovasco settembrino, si consumava
l'immobile dramma di una magnolia travolta dall'abbraccio mortale di un eucalipto. Sotto i pitosfori poi, che lui sosteneva emettessero
calore...
Vedilo in ginocchio comporre le ultime pagine di un romanzo oppure furbo come un bimbetto, provare a vincere, partendo in anticipo,
la corsa verso l'automobile.
Accompagna la sua memoria con il sapore di quei biscotti di casa, dolci e secchi che, frantumandosi sotto i denti, liberano anici
imprevisti.
Ammiralo poi, che con paziente stupore sapeva scolpire di luce le parole, traendone silenzi incolmabili, intessuti però
di un senso, allo stesso tempo provvisorio e assoluto.
Ricordalo così: un dirupato sentiero, orlato da un muro a secco, che si perde nell'esausta gloria degli ulivi. Lui sa per
dove...
Giorgio Ribaudo
Genova 2003
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