Il tempo narrativo
Qualche settimana fa il nostro Filippo D'Eliso parlò ad alcuni di noi del suo lavoro sul poeta Francesco
Biamonti ('poeta' mi piace più di 'romanziere', visto il suo particolare modo di scrivere ... grazie, Filippo, per
la strada aperta). Non lo conoscevo fino a qualche giorno fa, quando ho acquistato il suo ultimo lavoro, pubblicato postumo ed
incompiuto (come mi piace l'incompiutezza!!!) ed intitolato "Il silenzio". Ebbene, ciò che mi ha colpito di più
è stato il suo personalissimo modo di trattare il 'tempo narrativo', dilatandolo ed accorciandolo di continuo in una serie
di pause ed accelerazioni che avevano un che di musicale e che mi facevano pensare all'idea della musica di Thelonious Monk
e quindi del suo erede spirituale Steve Lacy, scomparso dieci giorni fa. Tra l'altro Lacy ha realizzato molti lavori utilizzando
testi di poeti, per cui l'accostamento potrebbe calzare. Mi sono poi venuti in mente alcuni dischi, ascoltati in passato, che
hanno una loro peculiarità proprio nel trattamento particolare del tempo, delle note e delle pause, dei pieni e dei vuoti,
a generare una sorta di incertezza emotiva dovuta proprio all'attesa, ad una fase di passaggio particolarmente intensa.
Francesco Varriale
Napoli 15 Giugno 2004
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