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L'ANGELO DI AVRIGUE
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Prima
edizione
1983
Einaudi
Torino
>> Commento
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Verso le undici Gregorio andò ad Avrigue. Il pomeriggio lo avrebbe passato al bar dell'olandese dove di solito lo aspettava
Jean-Pierre. Era un bel posto su uno sperone quasi sempre dorato e ventoso.
Per scendere sulla piazza prese un carruggio a svolte in cui il vento non entrava d'infilata. Si ricordava che portava a
una piazzola detta la «porta della madonna» (una statua era murata sotto il cornicione della chiesetta) e dalla
piazzola si scendeva per una scalinata alla piazza grande. Il carruggio era ormai disabitato: porte sbarrate, porte aperte
sul vuoto, finestre semidivelte... nulla di male: nidi di miseria spariti! Nidi di silenzio, ora, e di topi. Avrigue era
decisamente in decadenza: vi regnava la fame di sempre che ora pareva insormontabile, e i giovani se ne andavano.
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VENTO LARGO
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Prima
edizione
1991
Einaudi
Torino
>> Commento
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Nella luce distesa tra ulivi e solitudini di rocce arrivò il suono della campana mediana: Varì ne contò i
viaggi: erano tre, era per un uomo. Non riusciva a immaginare: non aveva sentito dire che a Luvaira qualcuno fosse sul punto.
E lì intorno, negli uliveti, non c'era nessuno a cui domandare.
Ma la sera, sceso a Luvaira, seppe ch'era stato il passeur ad andarsene e si recò al suo casolare.
Era già cominciata la veglia funebre. Una strana veglia. Stavano tutti fuori della porta; solo una donna era rimasta
accanto al morto e, insieme a un fiore dal lungo stelo, proiettava la sua ombra sul pavimento di battuto.
Nessuno parlava fuori, sotto le stelle. Poi, accompagnate da uno stormire d'ulivi, frasi a mezza voce: Siamo proprio niente!
Bisogna essere preparati! che non facevano rumore. Nelle pause della brezza il silenzio si posava sul silenzio.
Nel cuore della notte qualcuno accennò al tempo: al gran secco, all'autunno luminoso.
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ATTESA SUL MARE
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Prima
edizione
1994
Einaudi
Torino
>> Commento
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La corriera lo lasciò sotto Pietrabruna. Spariti subito nella curva i due compagni di viaggio, posò la valigia sul
parapetto e si fermò a guardare. Si vedevano frane aggrappate alla collina e uliveti dentro voragini luminose. Era
luce di mare: Si saldava alle cime, ai crinali, sino a Pietrabruna.
"Chissà se è calma, o infelice, o nervosa, - pensava,- chissà com'è Clara..." L'aveva
lasciata che un'ombra di malinconia le percorreva la fronte, gli occhi pagliettati di sole.
Prese la valigia e cominciò a salire tristemente. Adesso la luce veleggiava sulle montagne. Qualche colpo di vento.
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LE PAROLE LA NOTTE
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Prima
edizione
2003
Einaudi
Torino
>> Commento
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Spesso alla sera, durante la degenza, aveva pensato al vento che precede la notte, dopo che il giorno con un piccolo scarto di
luce, più spoglia o più velata, ha annunciato la fine. Le onde all'orizzonte sempre alto si mettevano a scorrere,
trascinate dal sole.
- Vi saluto, amici, - disse, raccolte le sue poche cose.
Qualcuno si alzò a sedere. Altri mossero appena la mano, restando distesi. Ve n'erano due che non avrebbero più
visto né il mare né le colline, se non in sogno. Ai loro occhi restava la cima di un eucaliptus, in cui il
sole entrava di sbieco.
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IL SILENZIO
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Prima
edizione
2003
Einaudi
Torino
>> Commento
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Salì per terrazze e scalette, sino al bosco. Una donna sedeva tra le angeliche, mani bagnate e una goccia sul mento.
- Qui c'è suo?
- Mio? È dir troppo.
Allora lei chiese s'era buona quell'acqua. Era un filo che correva verso il ruscello secco.
- È un po' calcarea. Ma una volta la bevevamo, e non siamo mai morti...
- Avevo sete.
Quando la campagna era ben tenuta, la sorgente sgorgava da un condotto e andava su tronchi di pino a una fossa rivestita
di pietre. Adesso si perdeva sulla terra gerbida.
- Mi sa dire come si chiamano questi fiori?
- Angeliche.
La donna parve incantata, la fronte senza tempo.
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